In vendemmia humanitas

L’autostrada corre veloce fra Modena ed Alessandria, utilitarie, tanti furgoni di qualche team motociclistico ( forse ne vedo tanti perché mi piacciono 😂), gli immancabili SUV, qualche moto seria, qualche motoSUV meno seria( i giesse ndr), vedo anche una Giulia super ed un GT 1300 junior. Poi, dopo Alessandria Sud non si sfreccia più, statale, poi provinciale, poi Sezzadio, ed infine, in un decrescendo di velocità e lasciandosi alle spalle la frenesia moderna, giungiamo ad una “strada bianca”, come le chiamano qui a Modena. Bella quest’ultima, perché bisogna andare veramente piano, un incedere quasi naturale. A passo  d’uomo verso la natura. È curioso come già la strada voglia prepararti all’incontro con qualcosa di autentico, naturale, lento. 

Finalmente raggiungiamo la Cipressa, la bella cascina dove Giacomo e Marilvia, ormai da trent’anni, celebrano il rito della vendemmia del loro “vino degli amici”. Tra questi ci sono Sandro e Pia, i miei suoceri e quest’anno anche noi accompagnati dai “piccolini” Giupy e la B!

Com’è bella la vendemmia, lentamente s’incede tra i filari, con cesoie e ceste, raccogliendo i grappoli uno ad uno di fianco ad amici di amici, amici di suoceri, figli di amici di suoceri, amici dei figli e così via, è quanto di più social possa esistere! Tutti insieme con un’unico obiettivo. 

La vigna poi è molto democratica. I grappoli vanno raccolti tutti uno ad uno; ce ne sono di facili, belli li che con un colpo di cesoia ti cadono in mano da soli, poi ci sono quelli tutti impastati tra il fil di ferro dei sostegni, lì in basso che quasi toccano terra, ognuno di questi dovrebbe valere doppio! Ce ne sono di quelli pieni di vespe e calabroni eccitati dal succo zuccherino ed altri invece mezzi rinsecchiti che ti chiedi più volte: mah, lo prendo oppure no?

Com’è bello poi il trattore che passa di tanto in tanto fra i filari, sempre un’attrazione per i più piccoli. Anche lui va lento con i suoi cingoli e porta l’uva li, alla cascina, per essere pigiata. 

Poi arriva il momento della messa, tutti insieme, con il prete venuto dal paese. Si ringrazia il Signore per ciò che ci ha donato. Il vociare tra i filari, le urla dei piccolini e lo strigolio dei cingoli lasciano spazio ad un silenzio di riflessione, di preghiera. Oggi più che mai è importante fermarsi a ringraziare, per l’uva, il mosto, il sole, la terra, le bontà del pranzo che si avvicina; ma soprattutto ringraziare di esserci ancora, di poter sudare, sporcarsi e faticare un po. Ringraziare Giacomo e Marilvia di aver ancora celebrato questo rito, di fraternità, di amicizia, di abbondanza, di speranza.

Poi ancora dopo aver ripulito gli ultimi filari, vuotato tutte le ceste nella tramoggia, ecco arriva la festa.

Si stappano le bottiglie degli anni precendenti, le braci sono già pronte per la carne, nei pentoloni bolle l’acqua per la pasta. La tavola si riempie di pientanze di tante provenienze. La Liguria predomina, qui gioca in casa o per meglio dire, è una trasferta di liguri. Tuttavia non mancano anche piatti forestieri, tra cui una sparutissima cassata siciliana , che mi fa pensare alla mia terra, a quella vendemmia di pomodoro che sempre d’estate celebravamo anche noi rigorosamente in famiglia; ma questa è un’altra storia, che magari una volta racconterò.

Arriva poi il tempo dei saluti, la campagna lascia spazio alla città, si corre veloce sulle autostrade che ci riporteranno a casa. Si perché la vendemmia ci rende  tutti un po’ più uguali, una cesoia una cesta e nient’altro, che bello. Allora torneremo alle nostre vite diverse, distanti ma arricchiti perché se “in vino veritas”allora “in vendemmia humanitas”. 

  
    
    
    
    

 

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